“Devi immaginare un po’,perché è difficile da capire. Una cucina onirica,con un tavolo enorme.”
”Cucina onirica…è una licenza poetica?”
”Non interrompermi per queste stupidaggini! Cucina onirica ha un senso,come visione febbrile di una cucina con un tavolo sproporzionato rispetto al resto,ok?”
”Ok.”
“Torniamo alla cucina. Cucina onirica abbiamo detto. Un tavolo verde di metallo e vetro,sproporzionato,enorme. Silenzio assordante,soltano il cucchiaino che tintinna contro le pareti di una tazza sbeccata. Al tavolo quasi del tutto immobile c’è un torero giovanissimo e vergine che fissa i suoi attrezzi da tortura e lascia girare il cucchiaino nella tazza. Perso nei pensieri blocca lo sguardo su quegli oggetti,ed è immobile. A questo punto lentissimo e liquido entra un toro tutto marrone che placido bruca le mattonelle verde acceso strafatto di minias. Liquido entra senza quasi muoversi davvero troppo lento. Non alza nemmeno lo sguardo verso…che già il torero balza in piedi,un fascio di nervi,lascia cadere la tazza che va in mille pezzi ovunque,pioggia argentina,impaurito si alza in piedi sulla sedia traballante e rimane a fissare il toro pensando stupito ‘Pensavo fossero tutti neri’.

Il silenzio ovattato rallenta e dilata la voce del toro,che dopo aver fissato a lungo le lance affilate,esce dall’autismo placido da minias e dice pianissimo:
’Credevo che
quello che vi
distingue
Da noi
Fosse
La razionalità ‘
Fine.”

“Bella….è una specie di favola?”
“Sì…diciamo una storia…”
”Per fare capire qualcosa?”
“No….cioè l’ho sognato.”
”Ah.”

“Ma il toro è sul serio marrone?”
“Sì certo,è pezzato. Sul marrone”
“E il torero…?”
”…si?”
“Il torero,dico. E’ vergine nel senso che…”
”Nel senso che ha l’imene intatto.”
“L’imene?”
”Sì,quella membrana sai…”
”Lo so cos’è! Dico. Il torero è un ragazzo.”
”Un ragazzo,sì.”
”Con l’imene.”
”Intatto.”
“E il toro si fa di minias.”
”Certo. Altrimenti perderebbe subito la calma. Ha varie motivazioni per essere incazzato,non credi?”
”E sente il pens…”
”Hai ancora molte domande?”
“No,è che è strana sta storia.”
”Beh sì,ok. Hai detto ‘raccontami una delle tue’. Lo hai detto tu.”
”Sì,è vero,ma questa…”
”OK. Non ti racconto più nulla.”
”No ma è bella,sul serio…c’è anche una morale.”
”No sul serio,non dico più nulla.”

Il suo sguardo rimane fisso sul tavolo,tra il piattino coi biscotti,e la tazza. Sta cercando di contare i granelli di zucchero,lo so. Starà pensando che sono un idiota? No,è soltanto dispiaciuta,perché non ho gradito la sua storia. E’ la ragazza più strana che io conosca.